Quella volta che al colloquio ho parlato della mia esperienza in Croce Rossa

C’è una voce del curriculum vitae che spesso viene sottovalutata da chi invia il proprio résumé, a prescindere dalla posizione, e quella voce è “interessi personali”.

È un anno oramai che svolgo la mia attività di social media manager per una grande azienda di tessili e, al mio colloquio, quella voce tanto marginale ha probabilmente significato l’occasione del periodo di prova. Non dico certo che ha valso a conquistarmi il posto di lavoro, ma di certo una frase è servita a farmi emergere dall’anonimato: “servizio di volontariato presso Croce Rossa Italiana, servizio ambulanze, da tre anni.”

A ventitré anni mi sono iscritta al corso base come operatrice volontaria della Croce Rossa, più per caso che per un vero e proprio interesse, come spesso accade per queste cose. Il mio ragazzo dell’epoca voleva che condividessi questa sua passione. La nostra, invece, di passione, non è durata nemmeno il tempo di finire il corso. Così vanno le cose: ero oramai una volontaria formata che iniziava a fare pratica sul campo e per quanto ancora mi scottasse la relazione troncata così rapidamente, non avevo idea, in quei miei primi approcci all’ambulanza, che quello che stavo vivendo mi sarebbe tornato utile, tre anni dopo, durante un colloquio di lavoro.

“Quindi, lei è volontaria in Croce Rossa, vedo. Cosa l’ha spinta a questa scelta?”

Ora, non è il genere di domanda cui si può rispondere “per un ex ragazzo molto carino che a parte l’aspetto fisico non aveva molto altro da offrire” quindi ho detto l’unica cose in cui dignità e verità sembravano fondersi al meglio: “per curiosità”, cosa che poi, in fondo in fondo, è vera. Avrei potuto benissimo non terminare il corso, risparmiarmi quel tipo di stress e responsabilità, fare cose magari più femminili e più condivise dai miei coetanei, invece ho scelto di continuare. Quindi sì, c’è stata curiosità all’inizio e poi senso del dovere quando ho terminato le poche settimane di corso e ho deciso di non mollare. Ed è stato curioso perché, dopo poche parole timide, anche il mio intervistatore ha calato la maschera ed ha ammesso di far parte di una Misericordia, sempre nel servizio ambulanze.

Ora, è una cosa per cui è difficile trovare le parole giuste, non perché non ce ne siano ma perché sono parole abusate che oramai sanno di luogo comune, ma è così: chi entra nel mondo del volontariato entra in una grande famiglia. E ritrovarsi, persone diverse che condividono lo stesso scopo, da l’effetto di scoprire all’improvviso di essere parenti alla lontana. Mi sono sentita immediatamente a mio agio, tranquilla, di più: con un senso di familiarità con il mio intervistatore. Abbiamo iniziato così a parlare di cose che nemmeno c’entravano niente con la posizione per cui mi ero presentata, ma che avevano a che fare con la mia attività in ambulanza, con gli aspetti più condivisi, scoprendo di aver scelto entrambi delle scarpe Soldini Professional (che si sono rivelate un acquisto azzeccato e potete trovare qui) per non ritrovarci con i piedi bagnati quando facevamo interventi sotto la pioggia e di come, ovviamente, piovesse sempre quando eravamo di turno.

Il mio consiglio

Con questo non voglio dire che per essere assunti sia imprescindibile essere volontari in Croce Rossa. Vorrei poterlo dire, perché i volontari non sono mai abbastanza (si pensa solitamente sempre all’ambulanza, ma gli ambiti di applicazione invece sono moltissimi, anche all’interno del pronto soccorso e di sostegno ambulatoriale) ma la realtà è che quello che è davvero importante in un curriculum vitae è dimostrare, anche attraverso quelle voci che sembrano secondarie, di essere una persona veramente interessata, non abulica ma attiva, inserita nel contesto sociale e parte importante della comunità.

Una persona che già al di fuori del posto del lavoro è abituato alla cooperazione trasmetterà una sensazione positiva al datore di lavoro, dandogli la certezza di essere una persona che sa lavorare in squadra. Nessuno vuole assumere una prima donna, perché in un’azienda il protagonista non sei tu ma il risultato che bisogna ottenere, insieme (e se non credete che sia così determinante saper fare team working, allora potete leggere qui).

E se non si è ancora in questo mindset, allora, sì, io vi consiglio di iscrivervi ad un’associazione di volontariato (che può essere di Croce Rossa ma, a seconda delle inclinazioni personali, anche di Protezione Civile) perché vi costringerà ad uscire dalla egoistica concentrazione sul vostro proprio piccolo mondo obbligandovi a diventare una persona che sa mettersi in secondo piano e lavorare duro, con serietà, concentrazione e determinazione.

Per esperienza personale posso dire che nulla da concentrazione e determinazione come il sapere che una vita dipende solo da quello.