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15 ottobre: il nostro punto di vista

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“Il Nostro Tempo è Adesso – La vita non aspetta” vuole raccogliere idee riflessioni e letture della giornata di sabato, al fine di restituire senso e dignità politica ad un gigantesco corteo che, più di ogni altro, è stato il vero bersaglio di chi ha deciso di praticare una violenza irresponsabile, isolata, unilaterale, disgregante.
Il corteo di sabato 15 ottobre rappresentava il punto di inizio, il battesimo del movimento e di una serie di iniziative che sarebbero seguite in autunno e chi lo ha attaccato aveva in testa di affossarlo ancora prima che potesse cominciare a dispiegare la sua azione. I primi risultati concreti che ne sono derivati sono la piazza che verrà negata alla FIOM e le leggi securitarie e anticostituzionali che torneranno nell’agenda politica. Sembrerebbe dunque che chi ha condotto questo attacco abbia già iniziato a incassare. Noi invece siamo convinti che quanto accaduto sabato non sarà in grado di fermare la grande alternativa sociale e politica rappresentata da quel corteo, e che la fase espansiva messa in moto nel corso degli ultimi mesi dalle lotte dei precari, dei metalmeccanici, degli studenti, delle donne e dei referendum può essere salvaguardata e sostenuta rilanciando proprio sui contenuti politici e sulla partecipazione, a partire dalla condizione della precarietà che noi abbiamo deciso di affrontare e che a nostro modo di vedere rappresenta la cifra cardine su cui si sono declinati il paradigma neoliberista e la supremazia della finanza, l’emblema della disuguaglianza che ne è derivata. Superata ormai la fase della testimonianza siamo pronti ora ad avanzare proposte politiche concrete e praticabili per il riscatto della nostra condizione, delle nostre esistenze, e saremo presenti in tutte le prossime scadenze di rappresentazione del conflitto e dell’alternativa. Con le nostre modalità inclusive, abitabili, partecipative, non violente, responsabili.
A novembre indiremo un’assemblea nazionale del nostro comitato dalla quale usciranno le istanze fondamentali intorno alle quali ruoterà nostra azione di proposta politica, che nessuna violenza potrà più mettere a tacere. Né quella agita nelle piazze né quella che subiamo quotidianamente nella privazione dei nostri diritti di lavoratori e lavoratrici.

 

Altre riflessioni

Dare voce al dissenso di Emanuele Toscano
Avevamo organizzato un carro, bello e colorato, ieri, con i precari e le precarie del Comitato 9 Aprile – Il nostro tempo è adesso.
Dal carro, vedi meglio quello che succede. Sei in alto, e hai la possibilità di vederli, se sei in grado di leggerli, i tanti segnali che vengono dal corteo.
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E ora? di Mattia Toaldo
In molte e in molti, dopo gli scontri di sabato pomeriggio, hanno pensato che questa fosse la fine del movimento italiano degli indignati. O addirittura la fine di tutti i movimenti di protesta schiacciati, come alla fine degli anni ’70, tra repressione e violenza. 
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Violenza sì, violenza no. Italia, la terra dei cachi di Carlo Antonicelli
La cornice ideologica "violenza sì/violenza no" diventa tossica quando non si capisce chi, come, quando e con quale fine pratica la violenza stessa. Ma soprattutto va compreso, come premessa, chi ne è vittima.
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Piazze e date di Teresa Di Martino
Io amo la storia ma le date non mi sono mai entrate in testa. C’è chi dice che senza date non c’è storia, io dico che non c’è storia senza narrazione, senza donne e uomini, senza quella politica che lavora per il cambiamento, per le rotture, per ricucire, per spostare, per “rivoluzionare”.
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L'orgoglio e la responsabilità - Riflessioni dal 15 Ottobre di Julian Gareth Colabello
Sabato in piazza sono successe molte cose, alcune banali nel loro orrore e pochezza, altre eccezionali perché mai apparse prima negli occhi di una generazione.
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QUEL CHE HO VISTO E UDITO A ROMA (il 15 Ottobre 2011) di Carlo Antonicelli
Sul sito di InfoAut vedo riportate con condiscendenza le parole di Valentino Parlato: "A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell'attuale contesto, con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici, era inevitabile che ci fossero.
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Noi indignati, loro indegni di Simone Oggionni
La prima notizia è che a Roma sono scese in piazza 500.000 persone, di cui tantissimi giovani. E’ un numero enorme, che rappresenta la realtà di un Paese che ha da molto superato il livello di sopportazione rispetto al suo governo e – quel che è forse ancora più importante – rispetto alle politiche neoliberiste che oggi sta attuando Berlusconi ma che domani potrebbe mettere in pratica qualsiasi altro governo.
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15/10 una settimana dopo di Simona Davoli
Gli scontri di sabato scorso all’inizio mi avevano lasciato una sensazione di disgusto tale da pensare di non doverne scrivere. Non volevo parlare di cose di cui si fa cronaca in Italia da più di 30 anni e che nessuno, a cominciare dalla classe politica,  vuole cambiare.
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IL NOSTRO PUNTO DI VISTA:

Il Nostro Tempo è Adesso – La vita non aspetta”- una rete nazionale che si batte in Italia per riscatto dalla condizione di precarietà di tanti lavoratori, lavoratrici, studenti e ricercatori – vuole raccogliere idee riflessioni e letture della giornata di sabato, al fine di restituire senso e dignità politica ad un gigantesco corteo che, più di ogni altro, è stato il vero bersaglio di chi ha deciso di praticare una violenza irresponsabile, isolata, unilaterale, disgregante.
Il corteo di sabato 15 ottobre rappresentava il punto di inizio, il battesimo del movimento e di una serie di iniziative che sarebbero seguite in autunno e chi lo ha attaccato aveva in testa di affossarlo ancora prima che potesse cominciare a dispiegare la sua azione.
I primi risultati concreti che ne sono derivati sono la piazza che verrà negata alla FIOM e le leggi securitarie e anticostituzionali che torneranno nell’agenda politica. Sembrerebbe dunque che chi ha condotto questo attacco abbia già iniziato a incassare. Noi invece siamo convinti che quanto accaduto sabato non sarà in grado di fermare la grande alternativa sociale e politica rappresentata da quel corteo, e che la fase espansiva messa in moto nel corso degli ultimi mesi dalle lotte dei precari, dei metalmeccanici, degli studenti, delle donne e dei referendum può essere salvaguardata e sostenuta rilanciando proprio sui contenuti politici e sulla partecipazione, a partire dalla condizione della precarietà che noi abbiamo deciso di affrontare e che a nostro modo di vedere rappresenta la cifra cardine su cui si sono declinati il paradigma neoliberista e la supremazia della finanza, l’emblema della disuguaglianza che ne è derivata. Superata ormai la fase della testimonianza siamo pronti ora ad avanzare proposte politiche concrete e praticabili per il riscatto della nostra condizione, delle nostre esistenze, e saremo presenti in tutte le prossime scadenze di rappresentazione del conflitto e dell’alternativa. Con le nostre modalità inclusive, abitabili, partecipative, non violente, responsabili.

A novembre indiremo un’assemblea nazionale del nostro comitato dalla quale usciranno le istanze fondamentali intorno alle quali ruoterà nostra azione di proposta politica, che nessuna violenza potrà più mettere a tacere. Né quella agita nelle piazze né quella che subiamo quotidianamente nella privazione dei nostri diritti di lavoratori e lavoratrici.

Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Ottobre 2011 20:16