Scheda di approfondimento
Il rapporto tra lavoro e formazione nel nostro Paese si è completamente rotto.
Il punto di origine di questa rottura è sicuramente l’incapacità della gran parte della classe dirigente economica e politica del nostro Paese di orientare lo sviluppo, operando scelte a medio e lungo termine sulle politiche economiche e industriali.
Le facce di questa rottura profondo sono tre:
- la perdita di conoscenza. Rimane altissimo nel nostro Paese il numero dei ragazzi e delle ragazze che abbandona precocemente gli studi, soprattutto nelle zone più depresse del Paese.
La conseguenza è che oltre 3 milioni di giovani tra i 20 e i 34 anni non ha un livello di istruzione superiore alla licenza media. Le politiche degli ultimi governi anno ridotto ai minimi termini il diritto allo studio, favorendo di fatto la dispersione scolastica e l’abbandono precoce.
L’assenza di percorsi di formazione permanente e di educazione degli adulti e un sistema di formazione continua frammentato e in gran parte inefficace consegna fette sempre più ampie di popolazione a fenomeni di analfabetismo e di obsolescenza delle competenze.
I cittadini migranti vedono spesso negata qualsiasi opportunità formativa, precludendone di fatto l’integrazione.
Infine chi oggi è precario spesso è escluso dalla possibilità di essere formato e di aggiornarsi, perché non può accedere agli interventi di formazione promossi dai Fondi Interprofessionali.
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lo spreco di conoscenza. L’Italia ha un basso numero di laureati, eppure chi è laureato non riesce a trovare percorsi di inserimento nel mercato del lavoro che valorizzino il proprio curriculum formativo. I giovani con percorsi formativi alti sono spesso costretti a trasferirsi all’estero per trovare lavori corrispondenti alle proprie aspettative.
Chi trova lavoro spesso deve accettare trattamenti economici e contrattuali decisamente inferiori a quelli a cui avrebbe diritto: siamo la generazione più sotto-inquadrata e sfruttata della storia repubblicana.
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le truffe della conoscenza. La rottura del rapporto tra formazione e lavoro è visibile anche dalle molteplici forme in cui con la formazione si maschera lo sfruttamento. La miopia del sistema imprenditoriale italiano porta a utilizzare gli stage e i corsi di formazione come occasioni di truffa o ai danni del singolo lavoratore (nel primo caso) o ai danni della collettività (nel secondo).
SPUNTI PER UNA PROPOSTA: USCIRE DALLA CRISI DALLA PARTE GIUSTA
L’unica possibilità per rimettere in piedi una prospettiva di sviluppo sostenibile e di creare buona occupazione per i giovani risiede proprio nel ricomporre il nodo tra conoscenza e lavoro, superando un’impostazione perdente della competizione globale basata solo sui costi del lavoro.
La conoscenza è fattore di sviluppo sostenibile perché elemento fondante di cittadinanza e di democrazia, anche in riferimento alla nostra carta Costituzionale.
I punti su cui intervenire:
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Invertire radicalmente la contrazione delle risorse per il diritto allo studio, dando vita a un sistema di welfare studentesco moderno, che affronti il problema dell’autonomia di chi si forma a partire dalla scuola secondaria e che sia in grado di combattere efficacemente l’abbandono e la dispersione scolastica.
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Aggiornare l’impostazione dualistica della formazione secondaria, puntare sulla qualità e sull’individualizzazione dei percorsi formativi e su una riforma radicale della didattica e degli strumenti formativi, che fornisca gli elementi essenziali per comprendere il linguaggio dell'informazione e del dibattito pubblico;
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Alzare l’obbligo scolastico a 18 anni per fornire a tutti pari opportunità nella formazione iniziale;
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Recuperare l’enorme gap formativo di tanti italiani espulsi troppo presto dai percorsi di istruzione e formazione con l’obbiettivo di far raggiungere a tutti almeno una qualifica professionale o un diploma;
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Riconoscere l’apprendimento permanente come diritto delle persone rendendo accessibili a tutti le occasioni formative lungo tutto l’arco della vita e riconoscendo le esperienze di educazione non formale e informale; estendere l’accesso ai permessi di congedo per la formazione a tutti i lavoratori; estendere e rendere più efficaci ed universali le misure di sostegno al reddito per chi va in formazione;
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Garantire la formazione continua e l’aggiornamento professionale a tutti, costruendo un sistema che consenta a tutti i lavori, a prescindere dalle tipologie contrattuali, di partecipare alle attività formative finanziarie, estendendo e rivedendo l’attuale sistema dei versamenti dello 0,30% per la formazione continua;
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Incentivare la formazione legata all’aggiornamento delle competenze in chiave di occupabilità, anche mettendo in rete più soggetti operanti nella formazione;
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Dotare il nostro Paese di un sistema di certificazione delle competenze nazionale, che consenta il riconoscimento dei percorsi formativi e possa consentirne la traduzione anche dal punto di vista contrattuale;
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Riformare i sistemi di valutazione, orientamento e certificazione al fine di favorire lo scambio virtuoso tra formazione lavoro per tutto l’arco della vita, valorizzando anche la formazione informale e non formale;
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Definire regole chiare per gli stage, prevedendo da una parte forme di verifica e certificazione delle competenze acquisite, e dall’altro garantendo un sistema di diritti e tutele per chi va in stage. Prevedere nello specifico uno statuto degli studenti in stage, che tuteli lo studente sul luogo di lavoro e nei passaggi tra questo e il percorso di studi;
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Combattere gli stage-truffa e l’apprendistato usato impropriamente per mascherare e sottopagare lavoro dipendente, aumentando e rendendo sistemici i controlli sulla qualità e sul rispetto della normativa;
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Vincolare all’utilizzo di risorse pubbliche nella formazione (apprendistato, formazione continua ecc) la creazione di reali e congruenti prospettive occupazionali;
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Promuovere investimenti nei settori ad alto contenuto di innovazione, anche con un forte impegno di risorse pubbliche e di indirizzo pubblico. Solo così si possono creare possibilità occupazionali ad alto contenuto di conoscenza e formazione.
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Incentivare la ricerca a tutti i livelli, raggiungendo i parametri della media OCSE circa investimento in rapporto al PIL
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Investire sul pubblico come occasione di buona occupazione di sviluppo, partendo dalla scuola, dall’università e dalla ricerca, per invertire la tendenza di questi in anni in cui il pubblico è stato fonte di precarizzazione dei giovani e non è riuscito a assorbire nuove competenze.
Le facce di questa rottura profondo sono tre:
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la perdita di conoscenza. Rimane altissimo nel nostro Paese il numero dei ragazzi e delle ragazze che abbandona precocemente gli studi, soprattutto nelle zone più depresse del Paese.




