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Reddito Minimo d’Inserimento

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Scheda di approfondimento

La proposta di istituire un Reddito Minimo d'Inserimento si inscrive in un quadro complessivo di riforma del mercato del lavoro e del welfare delineato con e dalle altre proposte presenti nel nostro decalogo. Un quadro che prevede la lotta senza tregua alle truffe che si nascondono dietro i contratti a termine e al lavoro nero o grigio e un'estensione dei diritti fondamentali a chi presta la sua opera in modo genuinamente autonomo.
In tale cornice il Reddito Minimo d'Inserimento vuole rappresentare uno strumento universalistico di sostegno e promozione dei soggetti che non soddisfano i requisiti contributivi previsti per accedere alle tutele di tipo “lavoristico”, finanziate, cioè, attraverso la contribuzione da parte di lavoratori e datori di lavoro (o perché non hanno ancora avuto accesso al mercato del lavoro, o perché hanno esaurito il periodo di fruizione degli stessi).
In particolare ci sembra fondamentale introdurre una misura di questo tipo in un paese che vanta il primato negativo per disoccupazione giovanile (attestatasi nel corso del 2011 intorno al 30%); e un crescente numero di soggetti che non studiano, non lavorano né si formano (i così detti NEET).
La presenza di un mercato del lavoro asfittico, infatti, aggrava e complica una tendenza storica del nostro paese: il bassissimo livello di mobilità sociale.
Oggi la fase di inserimento nel mercato del lavoro rappresenta uno dei principali snodi della trasmissione intergenerazionale delle disuguaglianze: più di quanto accadesse in passato, quando la predestinazione sociale filtrava prevalentemente dalle possibilità di accesso all'istruzione.
In presenza di scarse e squalificate opportunità di lavoro, con retribuzioni e compensi miseri, contratti instabili e scarsi diritti, chi prova ad entrare nel mercato del lavoro si trova costretto ad accettare lavori (quando li trova!) non corrispondenti alla propria qualifica o ai propri desideri e condizioni di lavoro inaccettabili. Non ci si può sottrarre a questo ricatto a meno di non potersi permettere un tempo più lungo di ricerca e l’attesa di opportunità migliori, privilegio riservato a coloro che godono del sostegno economico familiare. Tale meccanismo produce in primo luogo la crescita del tasso di trasmissione intergenerazionale delle disuguaglianze, oltre a determinare, per tutte e per tutti, costi personali ed emotivi particolarmente elevati. Anche per chi può vantare il supporto economico della famiglia d’origine esiste un costo: un costo quantificabile esattamente con il prolungamento di una mancata autonomia e la frustrazione che questo porta con sé.
Per spezzare il circuito del ricatto per tutte e per tutti e introdurre misure di equità; per aumentare i gradi di libertà delle persone e sottrarle al ricatto della precarietà, della povertà e del lavoro nero allora, è necessario supportare i soggetti nei percorsi di inserimento. Ciò significa coordinare sistemi di sostegno al reddito (attraverso l'erogazione di un contributo monetario e l'accesso a servizi fondamentali) e politiche pubbliche di sostegno e promozione per l'inserimento lavorativo.

La nostra proposta
Proponiamo una legge quadro nazionale che, superando la frammentazione dei vari strumenti oggi attivi (o non attivi) a livello regionale, istituisca un reddito minimo d'inserimento per disoccupati e inoccupati e soggetti con un reddito inferiore alla soglia di povertà (60% reddito mediano).

  • Beneficiari: disoccupati, inoccupati e soggetti che abbiano un reddito annuale inferiore al 60% del reddito mediano procapite.

  • Entità/Composizione: va attivato uno strumento composta da un contributo monetario e dall'accesso ai servizi (dall'alloggio, ai trasporti, alle occasioni culturali e formative). L'insieme di queste due misure di reddito –diretta e indiretta- deve consentire di condurre una vita dignitosa, ciò si concretizza nell'individuare la soglia del 60% del reddito mediano nazionale rispetto all'entità del contributo monetario, come già previsto dalla Risoluzione del parlamento Europeo 20 Ottobre 2010 (“Il ruolo del reddito minimo nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale in Europa”).

  • Condizioni: il Reddito Minimo d'Inserimento è accompagnato dall'azione di supporto e promozione dei servizi pubblici per l’impiego. Si attiva per i soggetti che rispecchiano i requisititi di cui al punto 1 nel momento in cui questi costruiscano un Progetto di Attivazione e Inserimento con il servizio pubblico per l'impiego. Tale progetto, mirato all'inserimento nel mondo del lavoro, deve vedere il protagonismo e la centralità dei soggetti interessati, a partire dalla certificazione di un bilancio delle competenze che ne registri i titoli, le qualifiche, le esperienze, le abilità e le attitudini. Il Progetto inoltre deve prevedere i percorsi (di formazione, di ricerca attiva, di impegno civile o sociale) funzionali e propedeutici all’inserimento. Il reddito deve essere condizionato al progetto e alla sua attuazione con un vincolo reciproco tra soggetti e i servizi pubblici per l'impiego.

  • Il progetto impegna i servizi pubblici per l'impiego a ricercare e sottoporre ai soggetti offerte corrispondenti con il loro profilo e accettabili quanto a condizioni contrattuali, retributive e logistiche.

  • Contemporaneamente il progetto impegna i soggetti al rispetto delle tappe e degli impegni che questo prevede.

Le risorse
Crediamo che chi dice che in tempo di crisi si devono comprimere i diritti menta. Crediamo che sia falso che non si possono allargare i diritti. Contemporaneamente non vogliamo eludere il tema delle modalità di finanziamento dello strumento che proponiamo di istituire.
Il Reddito Minimo d'inserimento come strumento di promozione dei soggetti e di lotta alla povertà deve essere finanziato dalla fiscalità generale e rappresenta quindi un investimento pubblico importante. Crediamo che le risorse necessarie debbano essere recuperate attraverso una riforma del sistema fiscale in senso perequativo che preveda un'imposta patrimoniale per le grandi ricchezze e un adeguamento della tassazione della rendita (finanziaria e immobiliare), in modo che a pagare non siano sempre gli stessi.
Il tema delle risorse ci sollecita anche verso l’intensificazione dei controlli e della lotta al lavoro nero e irregolare e all’evasione fiscale. Il Reddito minimo, in quanto investimento della collettività, deve servire anche come leva per smascherare il lavoro irregolare e i redditi non dichiarati, attraverso un’azione puntuale di controllo.

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Gennaio 2012 22:07